E' solo la mia vita che va.
Rimango.
Nel profilo immobile
rosolacci scorrono oltre il vetro.
Distese continue
che la memoria frantuma.
E' solo la mia vita che va.
Ognuno ha dentro un percorso che riconosce e definisce nel tempo.
A volte in modo naturale, quasi automatico, senza accorgersene.
Altre volte invece senti tutta la fatica del riconoscere la tua strada, al bivio.
Sbagli strada, ritorni sui tuoi passi.
Magari ti piace per un po’ annusare paesaggi diversi,
confrontarti con cammini che sai non ti appartengono.
A volte il tuo sentiero ha rovi lungo il ciglio, li temi,
poi invece scopri che i segni che le spine sanno lasciarti sulla pelle,
sono la prima cosa che è riuscita a darti senso al tutto.
Certe volte ti siedi, non sai se sei stanco, o semplicemente hai poca voglia d’andare.
Certe volte corri, abbreviando i tempi,
perdendo il gusto dell’andare.
Per lungo tempo ho pensato di non far altro che sbagliare strada,
scegliere percorsi che non mi corrispondevano.
Oggi so che anche questo è la mia strada.
Che la strada che ho dentro e sto imparando a riconoscere,
è fatta di tracce e memorie diverse che ogni volta trascrivo.
Nel farlo mi centro.
Sono qui e sto andando.
Certe volte non è facile, scrivere qui. Perché la vita ti avvolge e travolge, fuori. Perché il turbinio del quotidiano non sempre concede spazi di riflessione, quel silenzio che occorre per guardare le cose serenamente.
Ho sempre pensato che le analisi si fanno a posteriori, che scrivere è sottrarsi alla vita. Ci sono momenti in cui il sangue va tutto nella vita e per osservarsi compiutamente ne resta ben poco. In cui ogni piccola energia è impiegata, fusa e confusa nell'insieme. Senza tregua.
Avverto un malessere profondo, intorno a me. Un quotidiano disagio cui non so sottrarmi. Come se tutto si addensasse informe. Non so distinguere quanto mi appartiene e quanto è altro da me. Quanto è mera percezione d'altro e quanto invece puro riflesso di ciò che si agita in me. Per questo la scrittura si allontana.
Resto fedele al principio d'essere qui, sempre e solo, quello che sento e che vivo. La scrittura non concede margini quando nasce come esigenza profonda di analisi. A questo travaglio non posso e non voglio sottrarmi, soprattutto quando infuria. Resto e sento. Raccolgo e lascio scorrere in me. Solo nel silenzio che segue, la parola, compiuta, ritrova la sua strada.
x: Ma hai sentito?! Hanno trovato Brenda carbonizzata! y1: Brenda chi? y2: Ma come chi? Quella trans, quella dell'affare Marrazzo... y1: ahhh... sì sì, ma non proprio quella con cui andava lui, no? L'amica? y2: Sì... una cosa orribile... chissà cosa c'è sotto... x: Orribile davvero! Poi alla luce di questo, pure quel morto d'orverdose, quel protettore... la faccenda assume un'altra luce... y3: Ma com'è questa storia che i "sinistri" vanno a trans? x: Mica solo i sinistri... se consideri il volume d'affari, allora la sinistra dovrebbe avere la maggioranza, invece non mi pare... y3: Si capisce subito che tuo marito è un comunista! x: Invece io capisco che tua moglie è messa male! y3: Che a voi della sinistra manca la capacità di capire le battute, ormai... x: Che invece a voi della destra, le battute non sono mai venute bene... y3: Hey... y1, ma com'è questa storia che noi andiamo a donne e voi sinistri preferite i trans? y1: Eh! Che noi siamo creativi, originali, insomma... voi fantasia zero! Al massimo qualche minorenne!
Del desiderio e della vita. Viaggi all'interno di una ricerca che non si esaurisce mai, al centro di sé.
"Disteso sul ponte pensava a ciò che c'è di più alto, di più sacro nella vita, cercando di capirne l'essenza. Diceva a sé stesso che forse non esiste che come un sogno, che forse non sopporta la realtà, il risveglio. Ma che tuttavia esiste. Che l'amore perfetto esiste e la Terra Santa esiste ma noi non la possiamo raggiungere. Che forse siamo soltanto in viaggio alla sua volta. Siamo soltanto pellegrini sul mare. Ma il mare non è tutto, non è possibile che lo sia. Deve anche esistere qualcosa al di là. Deve anche esistere una terra oltre le grandi distese deserte e le immense profondità indifferenti ad ogni cosa. Una terra che non possiamo raggiungere ma verso la quale siamo in viaggio, nonostante tutto".
("Pellegrini sul mare" - Par Lagerkvist)
Adoro questo brano, all'insegna della speranza, della voglia di crederci comunque. Perché abbiamo bisogno, dei sogni. Di sentire che l'altrove esiste e se non esiste, provarci almeno, a cercarlo. Il viaggio poi, alla fine, vale in sé.
"Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada. Così... Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo... salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l'ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E' lì che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare."
("Oceano Mare" - Alessandro Baricco)
Altro brano che adoro. Un inno alla distrazione ed alla focalizzazione di sé. La distrazione di seguire un percorso di vita che, troppo tardi, ti accorgi non essere il tuo. Il tuo è da un'altra parte, sopito e seppellito tra le pieghe della mente, nelle fantasie, nel vorrei ma non posso. In quei desideri che, in un modo o nell'altro, non persegui. Ed è quando ci si arriva che fà male. Quando il desiderio di te, così come te lo immagini, diventa necessità. In quel momento, poco importa il resto: la percezione di te e di quello che vuoi travalica tutto il resto. Ed è dolore. Per l'intensità, per la sensazione di non ritorno, perchè da lì, il cammino è svelato, ma sarà sempre sofferto.
Sfumature diverse, ma dentro comunque, la consapevolezza ed il dolore di chi cerca un senso ed una ragione nell'attraversare la vita.
Complicità. Riconoscersi tra mille, capirsi al volo, senza bisogno di troppe parole. Sostenersi a vicenda, d'istinto dare senza chiedere. Dividere spazi e sorrisi, lasciando intatte reciproche libertà. Cosa magnifica la complicità.
Sono sempre stata un filo misogina, con dentro una ruvidezza tutta maschile. Fraternizzare con le donne non è mai stato semplice per me, ed il contesto lavorativo, declinato prevalentemente al maschile, non mi ha aiutato. Poi, nella vita, non sempre le donne sanno fare squadra, anzi.
Il mio girovagare nel web, la mia presenza qui, mi ha donato qualcosa di speciale, la riscoperta della solidarietà femminile. Il riconoscimento di una "sorellanza" innata. Il sentire e condividere un'emozione unica, il valore dell'identità femminile.
Mi avete fatto scoprire che esistono donne complici, complete, vere. Ci pensavo, stamani.
Vi amo profondamente tutte, pazze frequentatrici di questo sciocco caffè.
A come.... asfodelo, il più umile e letterario dei fiori.
Steppa mediterranea - Tenuta di Castelporziano, Roma
Ciuffi verdi d'asfodeli, gli steli florali passiti. Sullo sfondo felci bruciate d'autunno. Tra asfodeli e felci, una linea di demarcazione netta. Quella tra suolo umido e fertile e suolo arido e povero, dove l'asfodelo sa radicare.
Ho disseminato molti asfodeli, qui.
A come.... aforismi. Perché le parole sono armi potenti da usare con intelligenza. Da tenere sempre lucide e pronte all'uso. Piccole, preziose collezioni. Alcune qui.
A come.... ancòra. Niente è mai dato per sempre, bisogna non smettere mai.
Non smettere mai di crederci, di stupirsi, di lottare, di innamorarsi. Non smettere di volere, di fare, di imparare. Costruire, creare, inventare, giocare, pensare, scrivere, parlare, comunicare. Ancòra e ancòra, ogni giorno, testardamente.
Non ho più voglia di commentare.
Quello che accade sulla scena politica italiana, è semplicemente intollerabile, indegno di un dibattito civile. Vorrei solo la scena di quinto potere.